Volta la Carta

Editoriali spot di Angela Pieri (io), raccolti nella collana Volta la Carta, titolo della canzone di Fabrizio de Andrè. Un modo di osservare la realtà non solo dalla prima apparenza.

Povera Italia

In un mondo globalizzato, il transito di risorse umane da un paese all’altro non può che portare ad un arricchimento esponenziale di idee. La fuga dei cervelli italiani verso altri continenti potrebbe essere il germoglio di una nuova civiltà come una moderna Magna Grecia. Ma è proprio cosi? Proviamo a voltare la carta.

L’Italia terra di conquista e polo d’attrazione per migliaia di stranieri, provenienti dai luoghi più disastrati del mondo, è diventata terra da cui scappare per molti giovani italiani. Costretti a fuggire in cerca di un lavoro a condizioni più accettabili. O di un futuro che possa definirsi tale. Un paradosso, per uno degli stati più all’avanguardia in molti settori professionali. Una triste realtà. Poi c’è una via di mezzo, ancora più scadente: i cosiddetti Neet, giovani che non studiano, non lavorano e neppure sono in cerca di occupazione. Ormai arresi. Un mare di giovani e fresche risorse perse da una nazione incapace di fornire gli strumenti per valorizzarle. Un quadro sotto gli occhi di tutti, ma per il quale gli enti preposti a metterci mano, non prendono seri provvedimenti. Una situazione preoccupante, se non esplosiva, perché cresce il numero di giovani a carico delle famiglie, con tutti i problemi del caso. S’aggiunge un mercato povero di opportunità per chi ha trascorso anni di faticosi studi. Così un gran numero di giovani sogna di fare le valigie. Crolla il mito di una patria, terra di fortuna per i suoi figli, mentre si registra un’invasione di disperati che cercano di arrivare ad ogni costo in Italia, con la speranza di proseguire poi verso altri stati europei. Due umanità in fuga: una dalle bombe e dalla povertà, l’altra dalle disillusioni e dalle insoddisfazioni. Due sconfitte in ogni caso.

La difesa è sempre legittima?

Ovvio. L’uomo ha sempre cercato di difendersi fin dalla preistoria: dagli animali feroci, dalle intemperie atmosferiche, dalle malattie e così via. Quindi perché porsi questa domanda? Perchè sono sempre più le persone che si muniscono di un porto d’armi per difendersi da violenti intrusi nella proprie abitazioni o negli ambienti di lavoro. Ma è proprio cosi? Proviamo a voltare la carta. Volendo considerare tutto ma proprio tutto, ritengo che occupare l’altrui spazio non abbia giustificazioni, se non legittimamente dichiarate, quindi un’intrusione di campo giustifica la legittima difesa. È un valore primordiale, un bisogno naturale. Altra cosa è sparare alle spalle di un ladro in fuga, quando ormai non sembra esserci più pericolo, Voltando la carta non trovo elementi a supporto di un atteggiamento passivo di fronte ad un aggressore. Giulia Bongiorno, da tempo in prima linea su questo tema, evidenzia come la legge italiana prevede che si possa aprire il fuoco solo in caso di pericolo imminente. Ma i legislatori saprebbero distinguere se la pistola che si muove nel buio nelle mani di un intruso sia un’arma giocattolo oppure no? Come difenderebbero i loro figli che dormono nella camera accanto?

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